U2: la "bomba atomica"da "smontare" in Italia

Settimana di fuoco per i fan italiani: il 20 e 21 a Milano, il 23 a Roma. Dopo aver girato mezzo mondo, una delle rock band più famose del pianeta arriverà nel nostro paese con tutta l'energia del "Vertigo tour", dall'ultimo album "How to dismantle an atomic bomb"

I "Feedback" in concerto


 


Roma, 18 luglio 2005 - Ancora qualche giorno di pazienza e il "Vertigo tour" di Bono & Co. sbarcherà in Italia: 20 e 21 luglio a Milano, San Siro, il 23 a Roma, stadio Olimpico.
Mentre da giorni nelle due arene sportive più grandi d'Italia fervono i preparativi per la costruzione dei palchi, la Ticketone, concessionaria dei biglietti, ha deciso sabato scorso di mettere in vendita altri tagliandi, riaccendendo le speranze di quanti erano rimasti a bocca asciutta.
Nella Capitale sale la febbre da U2: gli appassionati di tutte le età fanno ormai il conto alla rovescia, uniti nell'attesa dell'evento. Sono persone qualsiasi, ma anche fan un po' speciali, come Fabrizio Fantauzzi, trentenne romano che ha trasformato la sua passione in un lavoro: da quattro anni canta nei "Feedback", una delle tribute band più presenti nei locali della città, che rende omaggio al quartetto irlandese.

Fabrizio, naturalmente andrai al concerto...
"Ho i biglietti per tutte e tre le date, a Milano e Roma. Sarà un 'tour de force', ma ne varrà la pena".

"Feedback" è il primo nome degli U2, richiama alla mente la carica, l'energia giovanile degli esordi. Ti colpisce il fatto che in questo tour stiano riproponendo la parte più antica del repertorio, tornando al loro sound originale?
"Mi colpisce positivamente. Ascolteremo i pezzi in cui hanno tirato fuori il lato più aggressivo e viscerale, canzoni scritte quando avevano poco più di vent'anni ed è questo, l'aspetto energico e giovanile degli U2, quello che cerchiamo di comunicare con i Feedback, ecco il perché del nome. Sono tornati alle origini per ribadire un concetto: anche se negli anni sono stati grandi sperimentatori, hanno dimostrato di non aver mai tradito se stessi né, soprattutto, i fan".

Come viene l'idea di mettere su una tribute band? Bono, nel libro che ha recentemente pubblicato con Michka Assayas, a proposito degli artisti che lo ispiravano agli inizi, dice: "a volte la migliore influenza che si può esercitare è nessuna influenza..."
"Forse intendeva dire che un'influenza eccessiva rischia di tarpare le ali alla creatività. Ma questo non vale per i Feedback: non scriviamo canzoni. Più che un'idea, quella di mettere su una band, è stata una folgorazione: stavo tornando a casa dopo il concerto che gli U2 fecero a Torino per l' 'Elevation tour', e volevo trovare un modo per prolungare l'emozione che stavo provando. All'epoca non conoscevo neppure la differenza tra una cover band e una tribute band: il tributo deve rendere in maniera più fedele possibile il concerto dal vivo dell'autore, ma i Feedback cercano anche di metterci del loro, approfittando del fatto che sono musicisti con solide esperienze di lavoro alle spalle. Gli U2 stessi, negli anni, hanno continuamente reinterpretato il loro repertorio, forse è questa la principale differenza rispetto ad altri gruppi: è come se esistessero tanti U2".

Cosa pensi, sinceramente, delle altre tribute band?
"Alcune mi piacciono, altre meno. Poiché sono molto perfezionista, come trovo difetti nella mia, ne trovo pure nelle altre. La cosa principale è ricordarsi sempre che non siamo né saremo mai gli U2, anche se a volte è divertente vedere come reagisce la gente che viene a vederci. Mi è capitato che mi urlassero 'A Bono' e io ho risposto 'sì, de'core!'. Credo sia il fascino della realtà sospesa, un po'come al cinema, dove è tutto falso tranne i sentimenti che il film ti scatena dentro. Le lacrime, le risate, quelle sono vere. Una tribute band ti permette di sfiorare la band che ami, ma naturalmente solo se suona bene, altrimenti la gente scappa, perché se si tratta del suo gruppo preferito ha delle aspettative fortissime".

Prima di essere un cantante che propone il repertorio degli U2, sei un loro accanitissimo fan. Cosa diresti a Bono se ci fosse lui seduto qui al mio posto?
"Probabilmente gli chiederei di cantare insieme".

Quale canzone?
"Se apro il cassetto dei miei sogni tiro fuori 'One'. Ha segnato troppi momenti della mia vita per non citarla, pur rischiando di dare una risposta banale. Continuando a sognare, se potessi cantare con lui ad un concerto, gli proporrei 'Who's gonna ride your wild horses', che sicuramente non è in scaletta in versione acustica ed è uno dei pezzi che mi riesce meglio".

Come ti stai preparando al "Vertigo tour"? Quale brano non vedi l'ora di ascoltare?
"Quello che potrebbe stupirmi perché inaspettato. Ho seguito le scalette di tutte le date su internet, perciò mi sono fatto un'idea di cosa suoneranno. Vorrei ascoltare un pezzo come 'Acrobat', che non hanno mai proposto dal vivo, giuro che se lo suonano mi ritiro in un tempio buddista!".

A quale concerto non sei stato, ma avresti tanto voluto essere?
"Per un motivo o per l'altro, tutti quelli a cui non sono stato. Il 'Love town tour', dopo 'Rattle and hum', quando gli U2 erano al culmine della loro potenza musicale, una carica e una rabbia sconvolgenti, ma anche lo 'Zootv', nel periodo di rottura, uno spettacolo da guinness dei primati. Poi il 'Pop Mart', un giocattolone, sarebbe stato come salire su una giostra senza scendere mai".

Nel libro che citavo prima, Bono dice: "non importa che ci siano 20mila persone o 150mila, credo che ai concerti tutti diventino una sola persona... l'impressione è quella di essere rivelatori e significativi anche per tutti quelli che non abbiamo mai visto". Che ne pensi?
"Ha ragione. Facendo le dovute proporzioni, togliendo un paio di zeri a quelle cifre, me ne accorgo anche con i Feedback. Se non provassi emozioni e non cercassi di trasmetterle cantando su un palco, non ci salirei. In quei momenti è come se le persone che ti ascoltano fossero anche loro dei musicisti, perché il concerto si fa vibrando tutti insieme, anche se oggi è una cosa rara: il pubblico tende ad ascoltare la musica più che a viverla, ma naturalmente dipende anche dal valore di chi suona. Gli U2 apprezzano molto il pubblico italiano, lo trovano molto caloroso, probabilmente è il sangue latino".

A proposito delle date italiane degli U2 è tornata alla ribalta la vecchia polemica sui prezzi, troppo cari, dei biglietti. I concerti rock stanno diventando uno svago d'elite?
"Se fosse davvero così non sarebbero andate esaurite tutte e tre le date in soli 45 minuti! Alla fine la quantità di gente che avrà assistito ai concerti sarà tale che è difficile definirlo uno svago d'elite. Comunque, a parte tutto, credo sia una questione di scelte: ognuno spende i propri soldi come vuole".

Chiederti qual è secondo te la più bella canzone che gli U2 abbiano mai fatto sarebbe troppo, anche se Bono di recente ha dichiarato che probabilmente non l'hanno ancora scritta. Tu quale preferisci tra quelle dell'ultimo album?
"Stavolta non sono molto d'accordo con Bono. Capolavori come 'One' e 'With or without you' sono irripetibili e resteranno nella storia della musica anche fra cent'anni. Nell'ultimo album ce ne sono tante belle, ma sceglierei 'Original of the species', una chicca di cui non è neppure uscito il singolo".

Allontaniamoci per un attimo dal Bono leader di una delle rock band più importanti del mondo e parliamo invece del Bono socialmente impegnato nella lotta alla povertà o del Bono fervente cattolico. Che esempio è per i suoi fan?
"Stimoli come il misticismo e la politica fanno parte del suo essere musicista. Come uomo è un esempio, con tutte le sue contraddizioni e i suoi difetti, ma anche se fosse stato un uomo peggiore, col microfono ci avrebbe fatto sognare lo stesso. Il fatto che ci sia sempre stata coerenza tra le parole che canta e i fatti che realizza non può che renderlo ancora più amato. Ha costanza da vendere".

Ultima domanda: cosa farai il 24 luglio, quando tutti i riflettori si saranno spenti?
"Probabilmente dormirò, dopo tre notti insonni. Sarà un'esplosione di emozioni come solo la musica può essere: gioia, tristezza, intensità, dolore. Ora c'è l'attesa, poi chissà. Non sappiamo nemmeno se ce ne saranno mai altri, ma adesso non voglio pensarci. E poi dovrò riposarmi in vista dei concerti dei Feedback ad agosto!".

RB


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